Thomas Heatherwick è un designer. Classe 1970, nasce e lavora a Londra. E’ sperimentatore coraggioso a qualsiasi scala d’intervento, che sia lo spazio urbano, gli interni, l’oggetto, senza mai perdere di vista la soluzione del problema funzionale. Un suo tratto distintivo è la contaminazione globale intesa come capacità di attingere a diversi ambiti artistici e non: la scultura, la tecnologia, gli elementi naturali, l’architettura concorrono tutti alla realizzazione di un’opera unica. E poi c’è l’imprevisto, quello che non ti aspetti, come il Rolling Bridge a Londra, un ponte che si arrotola e srotola come un riccio senza aculei. Srotolato è ponte pedonale in acciaio e legno, lungo 12 m, situato all’interno di un complesso residenziale presso il Grand Union Canal. Arrotolato, tramite un meccanismo di pompe idrauliche, diventa ruota ottagonale e pregevole scultura urbana.
L’East Beach Cafè evoca l’enorme conchiglia giunta sulla sabbia, lo scoglio scuro, la grande grotta emersa sulla costa meridionale dell’Inghilterra. Si tratta invece di un caffé con un lato vetrato aperto sul mare. Pareti e copertura si fondono a guscio, scolpito e modellato con andamento ondulatorio, acquatico, rivestito in metallo volutamente corroso, che rievoca la suggestione dei tavoli e degli ombrelloni arrugginiti lasciati sulla spiaggia in balia della salsedine.
Con Sitooterie II si torna al riccio, questa volta aculeato, un cubo che misura 2,40x2,40 m nell’Essex. I sottili e flessuosi aculei in alluminio sono conficcati al centro, dove risiede la sorgente luminosa. Pompata dal cuore, la luce scorre attraverso i morbidi microtubi per riversarsi infine libera all’esterno, aranciata e puntiforme, attraverso minuscole superfici trasparenti poste all’estremità degli aculei. Risultato: una scultura sorprendentemente dinamica, movimentata e modificata nella forma dagli elementi atmosferici. 
Luce, minuscole sfere di vetro, acqua e sottili fili d’acciaio si aggrovigliano per creare una scultura voluttuosa, Bleigiessen. Suo scenario è l’interno di un edificio di otto piani affacciati su un ampio spazio sovrastante uno specchio d’acqua. Bleigiessen è l’abbagliante illusione di una colata di metallo fuso nell’acqua.
All’interno del Longchamp Store a New York invece, Heatherwick inventa un nastro in gomma tridimensionale che si trasforma via via in pavimento, gradini e pareti. Ti accoglie in strada per poi accompagnarti ai piani superiori. Si mescola all’arredo, si fonde con lo spazio espositivo e infine fuoriesce libero sulla copertura. Si tratta di un lungo filo conduttore che attraverso le sue molteplici forme ti racconta lo spazio che stai attraversando.
E ancora Heatherwick…Zip Bag
Harvey Nichols
Plank
Terrazzo Seat
B of Bang

Chet Baker è lì, in California, che esce allo scoperto, con Gerry Mulligan, sax baritono: “My Funny Valentine” è il capolavoro di quella fase esplosiva, esterna e pubblica. Da allora incomincia la danza, non si risparmia, suona e incide dischi, fonda suoi quartetti, collabora con musicisti fenomenali, sembra instancabile. Si ferma solo per cause di forza maggiore, come quando gli spaccano tutti i denti anteriori nel 1966, a causa di una colluttazione… Sì, perché Chet Baker è inquieto, droghe e conseguenze lo segnano ma non lo fermano… Chet is Back! E’ tornato, ha imparato nuovamente a suonare la tromba con la dentiera e via… Dalla California si trasferisce a New York, poi in Europa dove collabora con musicisti del calibro di Elvis Costello, e poi il Brasile…
Nel frattempo Chet Baker giunge a una straordinaria maturità artistica. Nel suono della sua tromba non c’è traccia alcuna della sua corsa inquieta. L’inquietudine l’ha sempre tenuta per sé, condizione privata e intima, la musica ne è sempre stata fuori. Dalla sua tromba sono usciti solo suoni morbidi come il velluto. I suoi assoli sembrano conversazioni rilassate di argomento vario e interessante e la sua voce, quando si ha la fortuna di ascoltarla, è da ragazzo, anche quando canta in età matura. Il film in bianco e nero, "Let’s get Lost" - "Perdiamoci" di Bruce Weber, uscito lo stesso anno della sua morte, è un documento straordinario.
Chet Baker muore a 58 anni, la sua corsa s’interrompe cadendo dalla finestra di un albergo di Amsterdam nel 1988, probabilmente sotto l’effetto di droghe. Sembra tutto finito ma non è così… Chet is Back! E’ qui, stampato nella mia memoria, per sempre.


ESEMPI DI BLUE VISION


E poi arrivarono i film, gli intrepidi cominciarono a frequentare i “salotti cinematografici romani”, un ruolo importante l’ebbe Renzino Avanzo con i suoi autorevoli legami familiari: nacque così l’idea di realizzare Vulcano, la regia di Rossellini (la Magnani era legata a lui in quel periodo), gli intrepidi ci misero i soldi (quanti ne persero...) e tutti insieme lavorarono alla sceneggiatura (è la storia di una isolana portata sul continente con una falsa promessa e poi avviata alla prostituzione, al suo ritorno sull’isola avrà vita difficile, saranno soprattutto le donne a non accettarla). Poi l’imprevisto. Per farla breve, Rossellini sparisce e si mette con la Bergman, la Magnani (sensibile Nannarella) passa un brutto momento, e gli intrepidi si ritrovano senza regista. Ma i 4 reagiscono (in modo intrepido) ingaggiando un regista americano di origine tedesca Dieterle e partono tutti per le Eolie. Ma ecco un altro colpo di scena, Rossellini e la Bergman arrivano a Stromboli per girare un film simile per trama e ambientazione a Vulcano. Risultato, Vulcano e Stromboli escono quasi contemporaneamente nelle sale e non hanno un grande successo di pubblico. La Carrozza d’Oro ha un’altra storia travagliata, “una bella mazzata”, come la chiama Alliata, “ce l’ha data Visconti. Doveva essere lui il regista, ma ci ha cullati per due anni, facendoci spendere una barca di soldi, circa 140 milioni. Poi passammo la mano a Renoir. Ho il rammarico di non avere mai più incontrato il maestro. Non avrei fatto cenno a quello spreco. I soldi vanno e vengono quelli che contano sono i sentimenti”. Oltre ai film, gli intrepidi hanno continuato a produrre documentari subacquei e terrestri in modo tecnologicamente sempre più raffinato... 1956, la Panaria Film chiude i battenti, si dichiara conclusa l’impresa pionieristica di divulgazione. Dando fondo al loro patrimonio personale, i nobili intrepidi hanno realizzato le prime riprese subacquee al mondo (sperimentando e innovando), film considerati oggi capolavori della cinematografia, sogno realizzato finalmente!