lunedì 25 maggio 2009

BARBIE E BIGLIE

Barbie ha 50 anni portati benissimo, non una smagliatura, un filo di cellulite, di rughe neanche a parlarne. So per certo che ha mollato Ken nel 2004, per noia o per un altro, non ci è dato sapere certo è che, nel frattempo, se l’è spassata con un serfista, Blaine, (dopo 43 anni di rapporto monogamo e un po‘ noioso, finalmente una botta di vita). Nel 2006 Ken e Barbie sono tornati insieme, pace fatta con quasi unanime soddisfazione.

Barbie è passata attraverso numerosissime esperienze lavorative che l’hanno resa una donna completa e appagata. Chiaro, è nata già grande, non si è sorbita scuola (dicono che l‘abbia frequentata ma io non ci credo), turbamenti adolescenziali e ormonali, università, e in genere tutta la doverosa trafila prima di decidere di cosa vivremo (per poi rimettere tutto in discussione e andare a vivere in Tibet). No, lei ha fatto tutto e subito, l’atleta olimpica, la paleontologa, la dentista, la mamma, l’infermiera, la veterinaria, l’astronauta, la modella, la star del circo, l’insegnante di spagnolo, la chef , la fioraia. E’ stata anche presidente degli Stati Uniti e molto altro ancora, non ci basterebbero 100 vite per fare quello che lei ha sperimentato in soli 50 anni. Barbie ha un nucleo familiare numeroso, un circuito amicale multiculti e 38 animali, tra cui un panda e un leone. Ma non finisce qui, perchè anche il suo assemblaggio ha dello straordinario.
Gli abiti vengono creati con lo stesso procedimento degli uffici stile nelle grandi maison: quaderni di tendenze, disegni, schizzi, manichini con spilli e drappeggi, prototipi e versioni finali. I toni della pelle sono più di 15, sette le tinte di biondo per i capelli, e, tanto per non farsi mancare niente, oltre 300 le tonalità di marrone per l'ombretto. E allora come non ammirarla? Quando sei piccola e vuoi essere semplicemente wonderful come lei, essere tutto e subito. (Alcune donne persistono nell’ammirazione anche in età adulta con risultati sorprendenti...)
Barbie è stata mia passione infantile insieme al gioco delle biglie di vetro (scavando buche nella villa comunale), i pattini a rotelle (ancora ho i segni sulle ginocchia) e la bicicletta (gialla, discese a velocità vertiginosa, una pazza incosciente), perciò buon compleanno wonderful girl.
Thanks Wiki.

lunedì 18 maggio 2009

H2O (ovvero la forma dell’acqua)

L’acqua è un composto chimico di formula molecolare H2O (Idrogeno + Ossigeno, i componenti elementari).

Aspetto: mutevole. A seconda delle condizioni di temperatura e pressione, l’acqua assume forma liquida, solida e aeriforme. Quando è allo stato liquido il suo aspetto è incolore e la sua forma può variare a seconda del contenitore che la raccoglie... Il bacino di un lago può avere un contorno ramificato o circolare, in questo caso l’acqua assume la forma di ramo mosso dal vento o di occhio lucido. Il corso di un fiume, la forma del letto trasformano l’acqua in filo traslucido che segue il contorno della montagna, apre varchi e srotola a mare. Fili come volute mai casuali, ma risultato di una ragione morfologica, e non solo. Le forme dell’acqua sono tante quanti i suoi contenitori, non ultimo, la bolla col pesce rosso…
Allo stato solido, l’acqua diventa ghiaccio come cristallo stellato sul lunotto dell’auto, come ghiacciaio, maestoso e candido, come bianca coltre che ricopre il lago preservando lo sviluppo della vita nei fondali durante l’inverno.
Quando è allo stato aeriforme, l’acqua diventa vapore mutevole, come i disegni tracciati dal dito sul vetro della finestra quando fuori è freddo e dentro è caldo.
Non dimentico le gocce, le piccole bolle che si aggrappano tenacemente alle foglie.

Funzione: l’acqua è alla base di tutte le forme di vita conosciute.
L’acqua di Ronchetti: L’intonazione dell’acqua varia all’infinito, e difficile riesce la sua rappresentazione. Il colore dell’acqua dipende in maggior parte non sempre dalla riflessione del cielo, delle nubi o degli oggetti che la circondano, ma talvolta anche dal chiaroscuro che riflette la sua superficie e dal colore degli oggetti che vi galleggiano sopra. L’acqua tranquilla richiede una fattura larga e deve, dove riesce possibile, essere disposta contemporaneamente e con le medesime tinte di quanto vi si rispecchia. Nella marina, si noti che l’azzurro dell’acqua tende ad abbassarsi di tono nell’avvicinarsi all’orizzonte, dove, normalmente, si mostra una striscia chiara, e precisamente sulla linea che divide il cielo dall’acqua. Inoltre si tenga calcolo, che le onde che s’infrangono vicino alla costa acquistano un’intonazione calda dovuta alla sabbia e alle onde sottostanti.
Acqua Corrente – Date largamente le prime lavature di colore, con risolutezza, si dispongono le pietre e tutto ciò che costituisce il letto dell’acqua. Ben asciutta la carta, si ammorbidiscono i contorni passando sul tutto una leggera lavatura d’acqua pura, e dopo aver tolto con la carta assorbente l’umidità superflua, si ripassa l’acqua con le debite tinte locali; operazione che, nei toni profondi, deve essere ripetuta due o tre volte per raggiungere la forza richiesta.
I piccoli lumi brillanti si cavano col temperino o col bianco di Cina.
Mare – Le prime lavature del mare – come d’altronde in tutti i motivi d’acqua dove il colore dipende da quello del cielo e delle nubi – devono essere prevalentemente d’intonazione grigia. Nel disporre le prime tinte del mare mosso non conviene occuparsi delle onde più lontane, riuscendo sempre più morbide riprendendole dopo. I lumi brillantissimi degli orli superiori delle onde riescono meglio cavandoli in ultimo col temperino e col bianco di Cina; col quale può essere vantaggiosamente rappresentata anche la schiuma, mettendo il colore a corpo e con spigliatezza.

Da “La Composizione delle Tinte nella Pittura a Olio e ad Acquerello” di G. Ronchetti.

lunedì 11 maggio 2009

IL CHIAROSCURO DI ERIC SERAFINI

A un primo colpo d’occhio possono sembrare delle vecchie foto in bianco e nero, d’ambientazione anni ’20, molto raffinate. A una seconda occhiata, magari più attenta, viene fuori un particolare fuori luogo per quell’epoca, magari l’immagine di una donna col taglio di capelli attuale, ma che in ogni caso ci sta dentro benissimo, allora tutto appare chiaro, si tratta di quadri, di grandi tele montate su supporto ligneo, di immagini convertite in pittura da Eric Serafini.
Serafini riprende il lavoro di Edward Steichen, il fotografo delle dive, e lo completa trasformando quelle immagini in pittura, le ricrea col pennello e le converte in emozioni chiaroscurali. I soggetti sono ritratti di Marlene Dietrich, di Maurice Chevalier, di Marilyn Monroe, di modelle eteree vestite di seta, mollemente sedute in salotti alto borghesi, e poi gli esterni, gli scorci metropolitani dove spunta inaspettatamente Monna Lisa, le vedute dei grattacieli e il traffico attuale di Manhattan.
Il gioco è nelle ombre impalpabili che si mescolano a forme marcate da contorni ben definiti e talvolta al colore. L’effetto è quello dell’immagine che esce fuori dalla sua bi-dimensione diventando così consistente, sembra che basti allungare la mano per toccarne i contorni. La presente visione del ponte trafficato da auto e biciclette evoca un passato in bianco e nero, l’ora, l’adesso è rappresentato con la suggestione di ieri, Eric Serafini annulla così la distanza dal passato che diventa presente.
Eric Serafini nasce nel 1962 in Francia da genitori italiani e si trasferisce a Correggio dove vive e lavora. Inizia la sua carriera come designer per la Ferrari e la Bugatti e solo successivamente torna al suo primo grande amore, la pittura.

PASOLINI, PETROLIO E LA INCONSAPEVOLE MAGIA DELL’INCOMPIUTO

Le due case editrici che hanno curato la pubblicazione postuma di "Petrolio" di Pasolini, lo hanno fatto con colori diametralmente opposti.

La Einaudi nel 1992, pubblicò Petrolio con una copertina totalmente bianca. Purezza del pensiero, saggezza della vecchiaia, senso di pulizia e di giustizia, spirito libero e casto che trova, nella voce sempre fuori dal coro di Pasolini, una espressione forte, di denuncia e di sgomenta consapevolezza della china discendente che l'Italia aveva intrapreso dopo l'omicidio di Enrico Mattei.

La Mondadori - forse più banalmente - pubblica nel 2005 Petrolio con una copertina totalmente nera; è più ovvia, ma mio modesto parere, non è solo banale perchè il nero è il colore del petrolio, ma è come se si volesse banalizzare un pensiero, un'idea e quindi renderla meno incisiva e quindi, in un certo senso, defraudarla della sua importanza.

Petrolio non nasce come un saggio. Ma forse non nasce nemmeno come un romanzo, e Pasolini stesso scriverà a Moravia che " Ho iniziato un libro che mi impegnerà per anni, forse per il resto della mia vita. Non voglio parlarne, però: basti sapere che è una specie di summa di tutte le mie esperienze, di tutte le mie memorie"... quindi sembrerebbe un libro- testamento. E comunque si tratta di un libro incompiuto perchè il 2 novembre 1975 Pasolini viene trovato massacrato all'Idroscalo di Ostia a Roma. Non so quanti si ricordano esattamente cosa stavano facendo nel momento in cui la notizia venne diffusa. Era il 2 novembre 1975. Dalla radio della cucina, mentre aiutavo le mie sorelle a sparecchiare (avevo 9 anni) sentii la notizia della morte di Pasolini. Deve essere stato il modo in cui la notizia è stata data che deve avermi colpito; di Pasolini avevo sentito parlare da mia sorella più grande. Ma se ne parlava di nascosto, se ne ascoltavano le interviste con il volume della televisione basso... Pasolini non piaceva a mio padre, non piaceva a mio zio maresciallo dell'esercito... Pasolini non piaceva quasi a nessuno. La sua voce risultava sgradevole e le cose che diceva non lo erano di meno; non piaceva alla destra e non piaceva nemmeno alla "sua" sinistra. Eppure il suo potere d'attrazione era talmente forte, che non si poteva non restare lì, incollati allo schermo in bianco e nero a guardarlo, tranquillo, rispondere alle domande di Biagi consapevole profeta che quel tempo stava per finire e ciò che avremmo avuto davanti era un futuro pieno di tecnologiche incognite... anche se ciò che di lui la stampa più volentieri emanava, erano i bollettini sui suoi processi, sulle sue denunce, quasi sempre per lo stesso motivo... offesa alla morale pubblica, vilipendio, adescamento di ragazzini...

Così, in tutti questi lunghi anni, ho coltivato un po’ frammentariamente, la conoscenza con Pasolini. Potrei parlare dei suoi film, delle simbologie, della religione,... ma davvero Petrolio è stato la summa di tutto. E non solo è stato un libro testamento, ma è forse anche l'epilogo scenografico per cui - mi convinco sempre di più - che quello di Pasolini non sia stato un omicidio, ma un suicidio annunciato. E questa consapevolezza, mi è arrivata proprio dalla lettura di Petrolio...

Il libro è un viaggio, o meglio, una fantastica visione dello scandalo Eni che portò all'omicidio di Enrico Mattei. Ma pur essendo pieno di riferimenti storici, è scritto con la leggerezza di una poesia; è avvincente come un giallo nel tempo stesso è pieno di un candore quasi inesprimibile; Pasolini - che pure era un Intellettuale difficile ed esigente - si meraviglia, anzi si sgomenta della forza distruttrice della politica e tutta la storia ruota in modo davvero circolare sulla doppia identità di un personaggio che è nel contempo meschino e poetico, fino alle lacrime. Il doppio ritorna, così come in Kafka, come in Borges, come in Durrenmatt... ma è un doppio che vive nel suburbio di una città caotica e crudele, che fa male e a cui viene fatto del male ed alla fine la vera ragione del romanzo - la morte di Mattei e lo scandalo Eni - diventa una sorta di fondale fisso eppure in continua evoluzione davanti a cui tutta la storia si srotola. Non voglio scrivere di più, perchè è difficile scrivere senza cadere nella banalità delle cose già dette e ridette. Io so che da quando ho letto Petrolio, la letteratura per me non è stata più la stessa e la magia del romanzo incompiuto, come sempre mi accade, ha fatto il resto, aprendomi scenari nuovi ed inesplorati, fino a farmi giungere alla conclusione che quella sera di Novembre del 1975, Pasolini è andato a quell'appuntamento con la reale consapevolezza che voleva morire, che era una morte esagerata, che voleva regalarci, un sacrificio, l'ultimo, per un uomo che aveva vissuto in modo esagerato tutta la sua vita. Era come la fine di un suo copione, un finale a sorpresa, un finale che ci avrebbe fatto riflettere e che avrebbe sollevato (ed irritato) molte coscienze. E non è per vigliaccheria che non si è annodato una corda al collo o si è sparato un colpo di rivoltella... E forse ci avrebbe voluto dire, che non era solo un uomo che si stava suicidando, ma la poesia e la forza del pensiero e la fede. Immagino che questo commento possa suscitare varie e diverse reazioni. Si può essere d'accordo o no. E non bisogna essere intellettuali o presunti tali per esprimere un'opinione. Io scrivo, scrivo di visioni, scrivo di finzioni, scrivo storie che non stanno nè in cielo nè in terra, e questo mi affascina di uno scritto. La possibilità che esso possa essere pura visione o - come direbbe Borges - pura finzione. E quindi non esprimo un giudizio politico, nè sociologico, ma solo un punto di vista letterale ed umano. E quanto più un libro resta incompiuto, tanto più allarga i confini delle possibilità e diventa un inestricabile dedalo di sentieri diversi. Bisogna solo abbandonare ogni forma di pregiudizio e farsi guidare dalla poesia, e in qualche luogo, certamente, si arriverà lo stesso. Anche senza guide.

OMBRA