lunedì 28 dicembre 2009

IL VOLO

Kerry Skarbakka è il fotografo statunitense che ferma il momento del volo in caduta libera. E’ lui stesso a precipitare con l’aiuto di equipaggiamenti vari, a fotografare il suo corpo come se rovinasse da pericolosi precipizi o ruzzolasse giù dalle scale. Cattura la caduta del corpo, la ferma nello spazio e nel tempo come al culmine di un pensiero o di un’emozione. La caduta rimanda al tema del controllo. Le immagini sono come sinistri messaggi che ricordano come siamo tutti vulnerabili nel perdere la presa, il nostro punto d’appoggio. Conflitti e questioni di sicurezza sono tra gli effetti gravitazionali esterni che minacciano il nostro precario equilibrio interno, esagerando in noi impulsi negativi al controllo estremo. E allora? Mica possiamo controllare tutto, pianificare ogni successivo passo. Non sarebbe possibile e comunque non scongiurerebbe il pericolo dell’imprevista caduta. Meglio allora lasciar andare per non perdere il gusto dell’imprevedibilità, giusto quel tanto che basta affinché il volo (quello senza caduta) diventi l’antidoto alla paura.

BUON ANNO A TUTTI!

lunedì 21 dicembre 2009

LA MAGLIERIA MAGICA E IL CERVO

Il cervo-trofeo a mezzo punto e l’omino tubolare all’uncinetto hanno in comune la manifattura artigianale che diventa design. La lana che proteggeva l’uomo dal freddo, ora ricopre gli spazi ricreando colorate atmosfere anni ’70, responsabile della rinnovata funzione del filato è Alessandra Roveda. Le sue opere invadono lo spazio domestico a macchia d’olio e come morbide corazze rivestono tavoli, sedie, televisori, piatti, padelle, quadri e fenicotteri fino a renderli altre entità. La Roveda ingloba gli oggetti, li irretisce per ricrearli. Alcuni mantengono la loro funzionalità altri la perdono irrimediabilmente. I tubi di lana rimandano alla Maglieria Magica degli anni ’70-‘80, la scatola gialla in grado di trasformare i gomitoli in Km e Km di tubi di lana da riempire, assemblare e trasformare per lo più in comodi tappa-spifferi per finestre. Anche Frederique Morrel ricopre forme ma lo fa col mezzo punto. E così tappezza vassoi, divani, cuscini manichini e sagome di umani e animali. Certo il trofeo di caccia non è un oggetto proprio facile d’apprezzare, richiede sia un ambiente adatto che veri estimatori del genere (c’è chi non ama avere un animale defunto che lo fissa costantemente). Perciò questa della Morrel è una valida alternativa per chi preferisce una versione del cervo politicamente corretta. Attenzione, queste guaine o rivestimenti talvolta possono generare una certa inquietudine… Taluni arrivano a temere di essere inglobati nel tubo o irretiti dalla trama. Ma niente paura sia la Roveda che la Morrel non imprigionano umani, ci pensano da soli a farlo…
Alessandra Roveda

e Frederique Morrel

lunedì 14 dicembre 2009

IL SEGNO COME PAROLA

Tappo le orecchie. Silenzio e poi bzzz. Sento arrivare il lontano ronzio delle mie interne funzioni vitali. Allora penso che forse i sordi riconoscono tutti i suoni che provengono da dentro. Magari riescono a sentire distintamente il battito cardiaco, lo scorrere dei fluidi, il respiro e perché no, anche il rumore che fanno i pensieri. Si può comunicare silenziosamente, a volte è preferibile a inutili parole sempre più di circostanza che di sostanza. Lo si può fare con gli occhi, col corpo e la mimica facciale. I sordomuti (i segnanti) sostituiscono il tono della voce con l’espressione del viso: c’è un’espressione per le domande dirette, per gli imperativi... Comunicano con la lingua dei segni, compiuti con una o entrambe le mani, il movimento delle labbra e la postura. Il messaggio viene espresso con il corpo e percepito con la vista. I segni, a differenza dei gesti, hanno uno specifico significato codificato e assodato, come avviene per le parole, perciò nessuna possibilità di fraintendimento, nessun errore di comunicazione. E’ la certezza delle mani che supportano gli occhi che supportano la bocca che supporta questo elegante linguaggio. Ritmo ed eleganza non devono essere sfuggiti a Pina Bausch tanto da utilizzare la comunicazione del segno nei suoi spettacoli, ecco come…

lunedì 7 dicembre 2009

TRA SOGNO E REALTA’

Palpebre pesanti e rilassamento del corpo. Comincia così, e poi continua col rallentamento delle funzioni neurovegetative, la riduzione della reattività agli stimoli ambientali, la conseguente sospensione dell’attività relazionale, le modificazioni dello stato di coscienza. E’ il sonno che s’istaura autonomamente e periodicamente in noi, si autolimita nel tempo ed è reversibile. Vedere le foto degli statunitensi Robert & Shana ParkeHarrison è un po’ come entrare nel dormiveglia, quello stato che precede il sonno o lo segue subitaneamente e nel quale affiorano immagini da dentro che si mescolano a quelle provenienti da fuori. Si tratta di fotomontaggi di surrealismo paesaggistico nei quali la natura è mescolata all’uomo con finalità ambientalista. Così lo sfondo nebbioso di un paesaggio naturale inghiotte sagome umane rendendole evanescenti, quasi trasparenti. Racconti pittorici “sfregiati” dall'uso delle tecnologie registrano i nostri goffi tentativi d’imitare la natura… e la dolce e triste consapevolezza che non possiamo. Le immagini divertenti, liriche, malinconiche, ironiche, irreali e oniriche di Robert & Shana ParkeHarrison sono innovative e militanti, rigorosamente di squadra, anzi di coppia. Un modo artistico per affrontare un tema complicato che rendono leggibilissimo in maniera assolutamente poetica. Interessante il loro sito, da consultare. E’ nell’elenco link.