martedì 30 giugno 2009

UNA STORIA DI PESCE E CONSERVAZIONE

Qual è il nesso tra scampi, acciughe, magari in salsa di pomodoro, e una guêpière o un reggiseno? E’ Odinea Pamici, artista triestina, che riveste con alimenti (molluschi, viscere varie, alici, ecc.) le parti intime del corpo femminile. Si tratta del solito legame tra piacere gustativo e desiderio sessuale… però guardando meglio, quelle viscere fanno pensare anche alla nostra deperibilità, “siamo ciò che mangiamo”, (alimenti deperibili = riferimenti alla morte e alla decomposizione). Allora la sorprendente Odinea va oltre, e per evitare la decomposizione passa alla conservazione, questa volta degli spazi, ricoprendo interamente le stanze della casa con l’alluminio, quello da cucina, in questo modo bagno, camera da letto e sala sono conservati e resi omogenei, identificati solo attraverso le loro forme originarie. Lo spazio è ora protetto, il proprio essere conservato, preservato.
Il legame tra lingerie, pesce, alluminio e conservazione è il lavoro domestico.
“Arrivò il mio turno quando l’uomo mi disse che l’arte è cosa da uomo e di tornare a casa e fare la calzetta, tornai appunto a casa e della calzetta feci il mio lavoro e della casa la mia professione. Ecco che iniziai a sviluppare una dimensione quotidiana vivendo l’arte come esistenza congiunta alle pratiche manuali, quello che si consuma all’interno della casa in gesti e rituali ripetuti, come nutrire, vestire, preparare la tavola, conservare il cibo. Conservare tutta la casa svolgendo il domopak su mobili e suppellettili”.
E’ così che Odinea Pamici ha trovato il filo conduttore della sua esperienza artistica, vero e proprio “oltraggio al pudore di voler essere madre, moglie e artista”.

FOLIE BOURGEOISE
UMORE ACQUEO
A LUNGA CONSERVAZIONE

martedì 23 giugno 2009

FASTER

Faster è una canzone, un omaggio di George Harrison alla Formula 1. Ma è anche una sintesi interculturale tra il suono dei motori (il rombo dell’Occidente) e un sentore di melodia indiana (la cultura indica, l’Oriente). E' la sua simbiosi interculturale, personale e unica, perseguita e vissuta. Oriente e Occidente non sono soltanto 2 categorie geografiche o storiche o culturali. In ogni uomo e in ogni società c’è un oriente, un’origine, una luce mattutina e un occidente, un crepuscolo, una luce vespertina (Raimon Panikkar). Se Oriente è origine, la luce del mattino che già esiste, l’Occidente è conoscenza, azione. Un termine non esiste senza l’altro. E’ la sintesi interculturale che estende, riforma e approfondisce la percezione del mondo e delle cose, una feconda simbiosi che fa crescere e impedisce di soffocare. Perciò Faster è diventato il mio omaggio a George Harrison, alla sua sintesi musicale tra chitarra e rombo, al riserbo col quale ha vissuto, alla sua versatilità (musicista ma anche produttore cinematografico di progetti che difficilmente avrebbero trovato posto nel grande circuito), un omaggio a quelli che, come lui, si sono avvicinati ad altre culture con rispetto producendo una simbiosi feconda.

Fonti: Susanna e “L’Esperienza Filosofica dell’India” di Raimon Panikkar

lunedì 15 giugno 2009

GLI INSIGNIFICANTI DETTAGLI DI MARTIN PARR

All’inizio era il bianco e nero, quello dei fotografi seri che a metà degli anni ’70 documentavano guerre e conflitti sociali. Nel 1982 arriva prepotente e irreversibile la rivelazione del colore, le foto allora si caricano di cromatismo intenso (molto pop) che dà consistenza tattile a qualsiasi immagine impressionata. Martin Parr diventa dunque testimone privilegiato della società britannica di quegli anni, documenta vacanze, gusto e comportamenti della middle class entrando nei salotti, nelle camere da letto e nei frigoriferi. Nei ’90 il suo lavoro di documentarista sociale si amplia rivolgendosi ad altri temi (la moda) e ad altri paesi (Giappone). Nel 1994 viene ammesso, per il rotto della cuffia (pare per la differenza di un solo voto a favore), alla prestigiosa agenzia Magnum. E’ accusato di denigrare la borghesia, di ritrarne i costumi con cinismo, ma si sbagliano, la sua è solo tristezza per l’ambiguità del nostro stile di vita, solo questo. Oggi Martin Parr è tra gli autori più acclamati nel campo della fotografia documentaria ma anche della moda e della pubblicità. E fortunatamente critiche e commenti continuano…
E allora, calamari fritti e frullato con panna, testa calva e colletto da prete, maialini rosati su centrino all’uncinetto. Parr coglie la banalità del quotidiano e i suoi insignificanti dettagli con ironia assolutamente british, va oltre la distinzione tra immagine amatoriale e professionale, raccontando (con tristezza) da oltre 30 anni i nostri riti e consumi. Il link del sito di Martin Parr è nell’elenco.
Vacanze
Cibo
Cappelli, colletti, ecc.
Shopping
Job
Pets and Doll
Martin Parr è senz’altro il più celebre e celebrato fotografo inglese contemporaneo. Nato a Epsom nel Surrey nel 1952, dopo aver studiato fotografia al Manchester Polytechnic, si dedica al fotogiornalismo realizzando numerosi reportage per riviste e diverse compagnie teatrali. Nel 1974, insegna fotografia all’Oldham College of Art, poi a Manchester, Dublino e Newport. Dal 1994 è membro di Magnum Photos. Negli ultimi anni ha ampliato e consolidato la sua attività come curatore ed editor di progetti fotografici: nel 2004 Martin Parr è stato direttore artistico dei Rencontres di Arles; in seguito ha pubblicato, insieme a Gerry Badger, l’opera in 2 volumi “Photobook: a history”, diventata oggetto di culto. Realizza la prima edizione di “Fashion Magazine” un libro-rivista sulla moda creato da Magnum, con sue fotografie e testi, e presentato in tutto il mondo. In occasione di FotoGrafia, Festival internazionale di Roma del 2006, su incarico del Comune di Roma ha realizzato un lavoro originale sulla città di Roma, presentato ai Musei Capitolini nella primavera 2006 con il volume collegato: “Tutta Roma”. Recentemente ha curato la mostra retrospettiva e il libro di David Goldblatt, rivelazione dei Rencontres D’Arles. “Mexico” è tra i suoi libri più recenti.