lunedì 21 settembre 2009

I 12 GRADI DELL’ARTUSI

1881 o giù di lì.
Norme igieniche.
Se durante l’inverno non eleverete ne’ vostri appartamenti il calore delle stufe oltre ai 12 o 14 gradi, vi salverete probabilmente dalle polmoniti che sono così frequenti oggigiorno.
Alle prime frescure non vi aggravate, a un tratto, di troppi panni, basta un indumento esterno e precario per poterlo deporre e riprendere a piacere nel frequente alternarsi della stagione fino a che non saremo entrati nel freddo costante. Quando poi vi avvicinate alla primavera rammentatevi allora del seguente proverbio che io trovo di una verità indiscutibile:
Di aprile non ti alleggerire,
Di maggio va’ adagio,
Di giugno getta via lo cotticugno,
Ma non lo impegnare
Ché potrebbe abbisognare.
Cercate di abitar case sane con molta luce e ventilate: dov’entra il sole fuggono le malattie. Compassionate quelle signore che ricevono quasi all’oscuro, che quando andate a visitarle inciampate nei mobili e non sapete dove posare il cappello. Per questo loro costume di vivere quasi sempre nella penombra, di non far moto a piedi e all’aria libera ed aperta, e perché tende naturalmente il loro sesso a ber poco vino (?!?!) e cibarsi scarsamente di carne, preferendo i vegetali e i dolciumi, non trovate fra loro le guance rosee, indizio di prospera salute, le belle carnagioni tutto sangue e latte, non cicce sode, ma flosce e visi come le vecce fatte nascere al buio per adornare i sepolcri il giovedì santo.
Rifuggite dai purganti, che sono una rovina se usati di frequente, e ricorrete ad essi ben di rado e soltanto quando la necessità il richieda. Molte volte le bestie col loro istinto naturale e fors'anche col raziocinio insegnano a noi come regolarci: il mio carissimo amico Sibillone (presumo sia il gatto), quando prendeva un’indigestione, stava un giorno o due senza mangiare e l’andava a smaltire sui tetti.
Così Pellegrino Artusi ne “La Scienza in Cucina e l’Arte di Mangiar Bene” (l'ultima edizione curata direttamente da lui nel 1910 è ancora in stampa) divulgava norme igieniche (ancora attuali), modelli femminili rosei sodi (meno attuali) e cultura culinaria, ben 790 ricette raccolte durante i suoi viaggi in Italia. Indecisa tra il risotto coi ranocchi e la torta svizzera, ho optato per la seconda, più semplice da preparare. Ecco la ricetta.

583. Torta svizzera
Sia o non sia svizzera, io ve la do per tale e sentirete che non è cattiva. Fate una pasta di giusta consistenza con:
Farina, grammi 300. Burro, grammi 100. Sale, quanto basta. Odore di scorza di limone. Latte, quanto basta per intriderla, e lasciatela per un poco in riposo.
Prendete una teglia di mezzana grandezza, ungetela col burro e copritene il fondo colla detta pasta tirata alla grossezza di due monete da 5 lire.
Col resto della pasta formate un orlo all’ingiro e collocatevi dentro grammi 500 di mele reinettes, o altre di qualità tenera, sbucciate e tagliate a tocchetti grossi quanto le noci. Sopra le medesime spargete grammi 100 di zucchero mescolato a due prese di cannella in polvere e grammi 20 di burro liquefatto. Mandatela in forno e servitela calda o diaccia a sette o ad otto persone, ché a tante potrà bastare.
La cannella in polvere, l’odore della scorza di limone e il burro liquefatto sopra alle mele sono aggiunte mie; ma stando a rigore, non ci vorrebbero.

GUTEN APPETIT!