Valentina Rosselli è reale pur essendo un fumetto, non una bellona eterna ma nel tempo mutevole, come lo siamo noi. Invecchia tanto che Crepax, nell'ultimo periodo, si poneva il problema di conciliarne l'età matura con un aspetto sempre affascinante e sexy. La carta d’identità le dà una collocazione spazio-temporale: nasce il giorno di Natale del 1942. Ha una storia complessa e un percorso di vita completo, dall'adolescenza alla maturità, con problemi reali (in particolare l'anoressia: nella sua adolescenza appare patologicamente magra), incubi, deliri immaginari e folli (psicanalisi, mostri, sogni e allucinazioni). Assume l’aspetto di Lulù alla fine della sua adolescenza, ispirandosi a un film con la Brooks, “Il vaso di Pandora” (film muto del 1928 di Pabst). Valentina è attuale e azzardata per gli anni in cui diventa “pubblica”, i ‘60: sessualmente libera, sempre impeccabile in fatto di immagine, con una professione creativa, quella della fotografa, ed economicamente indipendente; non è sposata ma ha un figlio dal compagno fisso, Philip Rembrandt; è spesso raffigurata seminuda e in pose sensuali. Guido Crepax le dà vita nel 1965, e c’è chi dice che rappresenti il suo lato femminile (mah! piuttosto credo che Valentina sia, più semplicemente, la donna che avrebbe voluto incontrare o non incontrare). Le sue storie hanno un taglio cinematografico, spesso onirico e psichedelico, ricco di citazioni che vanno dalla storia, all'arte, al fumetto stesso (fantascienza, fantasy, spionaggio e, successivamente, erotismo). Storie dove il reale e l'immaginazione spesso si fondono o si confondono senza mostrare una chiara separazione. Tuttavia Valentina riesce sempre a distinguere, conciliando la propria libertà, emancipazione e fragilità con le sue intime fantasie (e chi non ce l’ha?), e poi è così bella, troppo avvenente e spregiudicata per essere amata dalle donne del suo tempo (e non solo), tristemente invidiose dell’altrui bellezza e incapaci di sana e costruttiva ammirazione!MULTIMODE è un raccoglitore di articoli, considerazioni, foto e altro. E' uno spazio APERTO agli amici e MULTI per argomenti, lingue scritte e opinioni espresse, multimode appunto...
lunedì 26 ottobre 2009
VALENTINA ROSSELLI, FOTOGRAFA MILANESE
Valentina Rosselli è reale pur essendo un fumetto, non una bellona eterna ma nel tempo mutevole, come lo siamo noi. Invecchia tanto che Crepax, nell'ultimo periodo, si poneva il problema di conciliarne l'età matura con un aspetto sempre affascinante e sexy. La carta d’identità le dà una collocazione spazio-temporale: nasce il giorno di Natale del 1942. Ha una storia complessa e un percorso di vita completo, dall'adolescenza alla maturità, con problemi reali (in particolare l'anoressia: nella sua adolescenza appare patologicamente magra), incubi, deliri immaginari e folli (psicanalisi, mostri, sogni e allucinazioni). Assume l’aspetto di Lulù alla fine della sua adolescenza, ispirandosi a un film con la Brooks, “Il vaso di Pandora” (film muto del 1928 di Pabst). Valentina è attuale e azzardata per gli anni in cui diventa “pubblica”, i ‘60: sessualmente libera, sempre impeccabile in fatto di immagine, con una professione creativa, quella della fotografa, ed economicamente indipendente; non è sposata ma ha un figlio dal compagno fisso, Philip Rembrandt; è spesso raffigurata seminuda e in pose sensuali. Guido Crepax le dà vita nel 1965, e c’è chi dice che rappresenti il suo lato femminile (mah! piuttosto credo che Valentina sia, più semplicemente, la donna che avrebbe voluto incontrare o non incontrare). Le sue storie hanno un taglio cinematografico, spesso onirico e psichedelico, ricco di citazioni che vanno dalla storia, all'arte, al fumetto stesso (fantascienza, fantasy, spionaggio e, successivamente, erotismo). Storie dove il reale e l'immaginazione spesso si fondono o si confondono senza mostrare una chiara separazione. Tuttavia Valentina riesce sempre a distinguere, conciliando la propria libertà, emancipazione e fragilità con le sue intime fantasie (e chi non ce l’ha?), e poi è così bella, troppo avvenente e spregiudicata per essere amata dalle donne del suo tempo (e non solo), tristemente invidiose dell’altrui bellezza e incapaci di sana e costruttiva ammirazione!lunedì 19 ottobre 2009
IL BOSCO DIPINTO
L’albero è perenne e multidirezionale. Cresce affondando in basso, muovendosi al buio e protraendosi in alto, alla ricerca di un varco per raggiungere il sole. E’ il tramite tra luce e oscurità, la sintesi vegetale tra noto e ignoto. Gli alberi possono vivere in libere associazioni, i boschi che, a seconda delle esigenze di noi animali, possono rappresentare il viaggio iniziatico, come per Cappuccetto Rosso, il riparo, il labirinto o il nascondiglio per ladri e amanti e perciò essere funzionali e dalle infinite possibilità. Una di queste è il bosco dipinto di Oma, nei Paesi Baschi, a cui sono arrivata per desiderio di frescura durante una torrida estate a Barcellona, e non prima di essermi fatta una discreta scarpinata a piedi. Il bosco è animato dallo scultore e pittore Ibarrola che ha lavorato direttamente sulla natura (i tronchi), come si faceva nel Paleolitico. Il risultato: macchie e segni colorati che formano figure, occhi e arcobaleni che compaiono nel bosco come apparizioni impreviste. A seconda del sentiero scelto o della direzione da cui si guarda, le figure dei diversi alberi si compongono e danno vita a forme ben definite. Così s’intravedono omini che cercano di nascondersi dietro i tronchi, occhi sgranati che ti osservano, e poi le linee, che singolarmente sembrano quelle strisce bianche dipinte a mo’ di segnali sui tronchi d’albero delle strade statali, ma che qui creano invece una geometria a zig zag. E poi dal verde vegetale spuntano i colori, quelli primari, vivaci come quelli dei totem. Sì si tratta proprio di un bosco di totem a cui non è stata estirpata la chioma.Anche se ci sono segnali che indicano i gruppi di alberi più interessanti da osservare, nel bosco di Oma si nascondono più boschi a seconda del percorso realizzato. Perciò vi consiglio di prendervi tutto il tempo necessario a scoprirli (qualora lo vogliate), io l’ho fatto e ho trovato il mio.
Il bosco di Oma è vicino a Gernika, viste le pendenze vi consiglio scarpe comode.
Grazie a Laura e Roberta che mi hanno accompagnato nel viaggio sopportando le mie continue variazioni e divagazioni sul tema.

lunedì 12 ottobre 2009
ESPLOSIONI FAMILIARI
The Wedding Day
lunedì 5 ottobre 2009
JOSEPHINE
Josephine Baker nata Freda J. Mc Donald (detta Tumpy).Freda. Nasce a St. Louis nel 1906 e trascorre l'infanzia in letti pieni di cimici. Prima è data a servizio a una donna che la lascia nuda (vestirla è un costo) e poi venduta a un vecchio che deve servire, compreso dormirci insieme. Ma Freda come reagisce? Balla. Sistemato un piccolo palco e alcune panche in uno scantinato, si esibisce per il suo pubblico di bambini. Ogni minuto libero lo passa ad assistere agli spettacoli di varietà nei locali dei dintorni o posteggiata davanti all’ingresso degli artisti. Sua amica è una serpe; una volta la porta a un funerale e le sfugge di mano provocando il panico tra i presenti; la bara, non ancora chiusa, si rovescia, il cadavere rotola fuori e alla fine la folla inferocita uccide la sua strisciante amica a bastonate. A 13 anni è già sposata. Tutto quello che il marito, un operaio metallurgico, porta a casa, Freda lo spende in vestiti.
Josephine. Con il successo seguito al debutto parigino arrivano i soldi veri, e l’idea di vestiti si amplia. Quando, nel 1928, parte da Parigi per Vienna, il suo “bagaglio” comprende, oltre al corteo di tirapiedi, amici, amanti e parenti, una segretaria, un autista, una cameriera, una macchina da scrivere, 2 cani, 196 paia di scarpe, un assortimento di abiti e pellicce, 64 Kg di cipria e 30.000 foto con autografo per gli ammiratori. Josephine suscita gli applausi del pubblico e l’oblio del pubblico. E’ magnetica sulla scena; ha le mani bucate; è insoddisfatta dei suoi capelli; ha bisogno di essere innamorata pur avendo un rapporto conflittuale con gli uomini. Per Josephine il sesso è vitale per poter recitare. Lo fa tra le quinte, in piedi prima di entrare in scena, con tutti i suoi compagni di danza, con i facoltosi da cui si fa pagare, con uomini famosi e con chiunque voglia avere, dove vuole e quando vuole.
Ma Josephine va oltre e discendendo continua a crescere. Discende in politica e nel sociale. Incomincia la guerra, ha 32 anni ed è in Francia. Fa passare oltre frontiera fino in Spagna e in Portogallo messaggi per conto della Resistenza francese, nascosti in mezzo agli spartiti. Essendo nera, è poi esclusa da tutti i teatri; corre il rischio di essere deportata. Si rifugia così in Marocco e s’impegna a salvare numerosi ebrei dai rastrellamenti. Dopo la liberazione di Parigi, procura generi di prima necessità a chi non se li può permettere, per i servizi resi è insignita della Légion d’Honneur e della Croix de Guerre. Il passo successivo è il ritorno in America, dove incomincia a fare i conti con le sue origini a St. Louis. E’ tra i primi militanti del movimento per i diritti civili, pretende che in teatro vengano assunti lavoratori neri e nel 1963 partecipa alla marcia su Washington contro il razzismo. Visita la Cuba di Castro. Martin Luther King e Ralph Bunche l’apprezzano per il suo impegno e all’FBI aprono un dossier (circa un migliaio di pagine) su di lei.
Josephine discende e cresce con l’adozione di 11 bambini di nazionalità diverse, che si batte per nutrire, mantenere uniti, mandare a scuola. Continua a fare tour e spettacoli per evitare l’esproprio dell’abitazione in campagna che è la loro vera casa e nella quale impegna tutto il denaro che le rimane. Salvata una volta da Grace Kelly e una seconda da Brigitte Bardot, alla fine la proprietà è ceduta ai creditori, Josephine e i suoi figli perdono tutto. Senza più un soldo e ormai vecchia, dà il suo ultimo trionfale spettacolo a Parigi, pochi giorni prima di morire, il 12 aprile del 1975.Ascesa e caduta. E’ uno dei modelli archetipi della vita. Ma ciò che importa è come si cade, lo stile della caduta. I 30 minuti di ovazione (il pubblico non si decideva a lasciare il teatro) che Josephine Baker riceve a Parigi l’ultima settimana sono rivolti sia a lei che alla lunga e lenta discesa dentro i mali sociali del fascismo, razzismo, abbandono…. Josephine discende, cioè cresce, ubbidisce alla legge di gravità, asseconda la curva discendente che accompagna l’invecchiamento. Vive tutte le fasi del suo ciclo vitale con godimento e consapevolezza. Per me straordinario esempio di cerchio che si chiude, di vita pienamente vissuta.
Fonte: “Il Codice dell’Anima” di James Hillman
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