lunedì 7 dicembre 2009

TRA SOGNO E REALTA’

Palpebre pesanti e rilassamento del corpo. Comincia così, e poi continua col rallentamento delle funzioni neurovegetative, la riduzione della reattività agli stimoli ambientali, la conseguente sospensione dell’attività relazionale, le modificazioni dello stato di coscienza. E’ il sonno che s’istaura autonomamente e periodicamente in noi, si autolimita nel tempo ed è reversibile. Vedere le foto degli statunitensi Robert & Shana ParkeHarrison è un po’ come entrare nel dormiveglia, quello stato che precede il sonno o lo segue subitaneamente e nel quale affiorano immagini da dentro che si mescolano a quelle provenienti da fuori. Si tratta di fotomontaggi di surrealismo paesaggistico nei quali la natura è mescolata all’uomo con finalità ambientalista. Così lo sfondo nebbioso di un paesaggio naturale inghiotte sagome umane rendendole evanescenti, quasi trasparenti. Racconti pittorici “sfregiati” dall'uso delle tecnologie registrano i nostri goffi tentativi d’imitare la natura… e la dolce e triste consapevolezza che non possiamo. Le immagini divertenti, liriche, malinconiche, ironiche, irreali e oniriche di Robert & Shana ParkeHarrison sono innovative e militanti, rigorosamente di squadra, anzi di coppia. Un modo artistico per affrontare un tema complicato che rendono leggibilissimo in maniera assolutamente poetica. Interessante il loro sito, da consultare. E’ nell’elenco link.

lunedì 30 novembre 2009

TRAMA E ORDITO

Tessuto diventa una parola dalla tessile accezione quando la trama intreccia, con percorso orizzontale, l’ordito verticale. Tale intreccio di fili ci ricopre e caratterizza (l’abito fa il monaco) assumendo molteplici aspetti a seconda della quantità di orditi e trame che lavorano insieme. La mano che tocca il tessuto definisce le sue caratteristiche di morbidezza, calore, rigidità, compattezza, pelosità, scorrevolezza. La “mano” può essere: soffice, increspata, voluminosa, dolce, liscia, pesante, pastosa, granulosa, molle, secca, dura, fine, serica, gonfia, scattante, ruvida, ondulata, rustica, levigata e sostenuta.

Tessuto diventa una parola dalla biologica accezione quando indica un insieme di cellule simili per struttura e funzione, più o meno ammassate e connesse tra loro, come in un gioco a incastri. E’ presente solo negli animali e nelle piante (in forma solo abbozzata nei poriferi e nelle briofite) e può essere solido o fluido (sangue e linfa). Anche nell’accezione biologica, una delle funzioni del tessuto è il rivestimento (vedi quello tegumentale delle piante). E’ il microscopio che ci svela il segreto e complesso disegno dei tessuti umani e vegetali, diverso a seconda della funzione che svolgono: filamentoso, floreale, ligneo spugnoso, fascicolare, stratificato, arboreo…

Tessuto diventa una parola dalla urbanistica accezione quando strade, antiche mura e forme di un abitato assecondano, s’incastrano o si sovrappongono alla naturale morfologia di un territorio producendo tessuti talvolta bizzarri, talvolta armoniosi (ciò dipende da molteplici fattori in cui preferisco non addentrarmi). Possono raggiungere straordinaria eleganza i disegni del paesaggio naturale, quelli dei campi coltivati e dei giardini… Ogni angolo della terra ha il suo tessuto caratteristico, sia naturale che antropico, ed è la mappa che ne svela i tratti, meglio ancora la foto aerea che mostra dal cielo tessuti variamente colorati, stellati, radiali, circolari, regolari, irregolari e, sempre più spesso, sfibrati e logori per il troppo sfruttamento.

lunedì 23 novembre 2009

GELATO AL SOLE

Lo spazio di Gordon Cheung (Londra 1975) è da post-test nucleare con tracce visibili di passate memorie mitologiche. Dai crateri fuoriesce una natura paradossale di rocce psichedeliche. Però niente paura, le rovine di questi strani mondi sono spesso avvolte o sormontate da una forma rotonda che ci rassicura un po’, meno male. I paesaggi di Cheung si disfano per effetto di scellerata opera umana: il colore cola mescolandosi, i profili si fanno incerti e le solide strutture cedono, squagliandosi come gelato al sole. Nella mia mente sono evocate televisive immagini di maquillage perfetto che cola sul viso dopo una notte di festa amorosa e di ghiacciaio che si scioglie rilasciando libere le tracce di antiche memorie.
Alcune delle sue opere si rifanno alle immagini originali del Paradiso Perduto di John Milton. Le illustrazioni del poema sono rivedute e corrette, contraffatte dal colore e sbalzate dallo spray; l’acrilico è usato come se fosse olio che deturpa dilagando ovunque. La base di ciascuna sua opera è “finanziaria”, preparata con uno sfondo di colonnine dei numeri di borsa ritagliate dal Financial Times. Pronta la base, di ottima carta inglese, ci scrive e disegna sopra con lo spray di cui prepara minuziosamente le originali sfumature di colore. Le colonne dei titoli azionari diventano così la struttura portante del suo mondo fantastico. Una realtà virtuale nella quale degli instabili numeri condizionano, volenti o nolenti, le nostre vite.

lunedì 16 novembre 2009

LA VITA PRIVATA DEGLI INSETTI (ovvero Minuscule)

Proprio così… la vita privata degli insetti. Perché pensavate che non l’avessero? Allora date un’occhiata alla serie animata Minuscule prodotta dalla francese Futurikon. Scoperta per caso e mai più lasciata, costituisce fondamentale documento sui costumi degli insetti. Gli episodi sono di 2 differenti tipologie. Quelli che si svolgono in ambiente rurale: gli insetti interagiscono tra loro e con gli elementi naturali; uniche sonorità di sottofondo sono ronzii, canti del gallo, uccellini che cinguettano e reciproci sberleffi. E poi i miei preferiti, quelli d’interno, che si svolgono in una rustica casa francese: l’insetto interagisce con alimenti di varia natura e con utensili di umana fattura quali macchina da scrivere, vetri, rubinetti, pendola a muro; unici suoni di sottofondo sono il ticchettio della suddetta pendola, gli sfregamenti delle zampe, i tonfi delle banane spappolate al suolo e i violenti urti contro i vetri. Si tratta d’insetti dalle umani pulsioni: lo smarrimento dell’ape che non riesce a uscire dal chiuso di una stanza o la frustrazione del ragno ossessionato dallo sgocciolare di un rubinetto mal chiuso… I ritmi del racconto invece sono i loro, tutto il tempo che ci vuole, l’importante è arrivare al risultato (Ah! Tenace formica, indefessa e senza cedimento, solo tu puoi trascinare una banana dopo l’altra sulla ripida scala di legno o rischiare d’essere spiaccicata pur di costruire la tua piramide di zollette). Ed è loro anche il punto di vista: vediamo come vede il ragno, tutto moltiplicato per 6 o come la mosca vede la coccinella, tutta frammentata a mosaico. E infine possiamo apprezzarne la pulsione amorosa… quella del tenace bruco che insegue la compagna in una notte di luna piena o delle due “virulente” coccinelle che litigano per l’unica femmina ancora disponibile che, annoiata, decide per un terzo. E nel caso vogliate saperne più, il sito è nell’elenco link.
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lunedì 9 novembre 2009

LE 3 PELLI

La pelle (o cute) è il nostro involucro esterno. La sua apparenza non è uniforme a causa della presenza di follicoli piliferi e di disegni complessi che variano da individuo a individuo (i solchi dei polpastrelli, unici e inimitabili, le rughe, ecc.). Tra le sue molteplici funzioni, protegge le sottostanti carni (muscoli, interiora e organi interni) e la scheletrica struttura portante; permette la nostra sensibilità tattile e la regolazione termica. La seconda pelle, l’abito o il tessuto, protegge la prima dalla sua vulnerabilità agli agenti atmosferici, ricoprendola come un’armatura fatta di trama che intreccia l’ordito. Questa ce la scegliamo a seconda del personale gusto e al variare delle stagioni. Si dice ci sia anche una terza pelle, la nostra cultura, che ci resta cucita addosso nonostante spostamenti e trapianti in vari punti del globo terrestre. La prima pelle, come la terza, non si sceglie ma è data. L’aspetto dipenderà dalla combinazione genetica trasmessa dai relativi genitori biologici. Questo, però, non vuol dire che il suo aspetto non possa cambiare. Tatuaggi e tiraggi, sbiancamenti e abbronzature possono modificarne l’aspetto e la tonalità in modo temporaneo o definitivo. Ma non è necessario arrivare a tanto, si può anche cambiar pelle rivoluzionando completamente la propria vita, oppure dipingendola con vivaci colori, come fanno alcune popolazioni tribali o ancora, come fa l’inglese Alvin Booth che fotografa corpi femminili rivestiti di forme, colori e giochi di luce, come tessuti impalpabili e temporanei. Alvin Booth evidenzia bocche meglio del botox, senza anestesia ma col solo gioco creativo.

lunedì 2 novembre 2009

FENG SHUI DETECTIVE

Filo d’Erba, quando incontri qualcuno devi silenziosamente fargli una domanda. Quanto è grande il tuo mondo? Questa è una delle cose più importanti che tu possa sapere di una persona.
Ci sono volte in cui si incontra qualcuno e si capisce che il nostro mondo non è abbastanza grande per lui. Allora ci si trova a dover prendere una decisione. Si dice che non c’è spazio? O ci si sposta sotto un albero più grande?
E poi Lu Hsueh-an disse ancora: “Non chiedete agli Immortali quanto grande è il mondo. Siete voi a fare il mondo”.

(Perle di saggezza orientale di C.F. Wong, parte 73)
C.F. Wong assume diversi ruoli, anche quello del vecchio saggio, ma è più noto come maestro di feng shui, l’arte di determinare, attraverso una serie di prescrizioni geomantiche, le scelte dell’ubicazione di qualsiasi costruzione. Spesso però, e quasi senza volerlo, diventa un detective arguto, ingegnoso e ironico. Sua unica debolezza è quella di vantarsi un pochino con i suoi mistici amici, Madame Xu e Dilip, che incontra il venerdì sera davanti a un piatto di aloo gobi (patate e cavolfiori con zenzero e curcuma) o di pakora (verdure fritte in pastella), d'altronde è vecchio e può permetterselo.
I cinesi preoccupati consultano il maestro quando improvvisamente un’attività non va più per il verso giusto o per la compra-vendita di una proprietà, come nel caso dello “Studio Scarlatto”. Una donnina, da poco vedova, vuole vendere la sua casa yin. Wong, interpellato dall’acquirente, il signor Leong, sconsiglia di comprare perché la casa è stata un obitorio (lo studio dalle pareti rosse). Sarà difficile da rivendere, la gente è superstiziosa e non dimentica, ma forse si può porre rimedio ripulendola come si deve e adottando accorgimenti opportuni. Durante le sue indagini nella casa però, Wong inciampa nel delitto e scopre che la donnina vedova è in realtà il marito creduto morto che ha ucciso lentamente la moglie e ne ha preso il posto al fine di spassarsela con la cuoca e il denaro. Come lo smaschera? Semplice. Uno degli indizi di colpevolezza è l’asse del gabinetto lasciato alzato. Sì, anche se travestito da donna, l’omino continua a fare la pipì in piedi. I simboli esteriori della vita di un uomo sono la sua vita, ha detto il saggio Lu. Uno può anche provare a lasciarseli alle spalle. Ma lo seguiranno. E poi chiunque abbia uno studio con le pareti rosse è capace di qualsiasi malvagità!
Così anche questa volta Wong riesce a venirne a capo perchè un conto è guardare e un conto è vedere. Molta gente guarda. Ma solo l’Uomo Perfetto vede.
Molta gente vedeva le tartarughe nel fiume Lo. Ma solo Fu Hsi vide i segni sul dorso della tartaruga scoprendo così il quadrato del 9.

L’autore di Feng Shui Detective (una raccolta di racconti che hanno come protagonista C.F. Wong), è Nury Vittachi, nato a Ceylon. Vive a Hong Kong e ha una seguitissima rubrica sulla “Far Eastern Economic Review”. Scrive commedie molto rappresentate ed è maestro di feng shui.

Omaggio a Milena, ottima insegnante di feng shui.

lunedì 26 ottobre 2009

VALENTINA ROSSELLI, FOTOGRAFA MILANESE

Valentina Rosselli è reale pur essendo un fumetto, non una bellona eterna ma nel tempo mutevole, come lo siamo noi. Invecchia tanto che Crepax, nell'ultimo periodo, si poneva il problema di conciliarne l'età matura con un aspetto sempre affascinante e sexy. La carta d’identità le dà una collocazione spazio-temporale: nasce il giorno di Natale del 1942. Ha una storia complessa e un percorso di vita completo, dall'adolescenza alla maturità, con problemi reali (in particolare l'anoressia: nella sua adolescenza appare patologicamente magra), incubi, deliri immaginari e folli (psicanalisi, mostri, sogni e allucinazioni). Assume l’aspetto di Lulù alla fine della sua adolescenza, ispirandosi a un film con la Brooks, “Il vaso di Pandora” (film muto del 1928 di Pabst). Valentina è attuale e azzardata per gli anni in cui diventa “pubblica”, i ‘60: sessualmente libera, sempre impeccabile in fatto di immagine, con una professione creativa, quella della fotografa, ed economicamente indipendente; non è sposata ma ha un figlio dal compagno fisso, Philip Rembrandt; è spesso raffigurata seminuda e in pose sensuali. Guido Crepax le dà vita nel 1965, e c’è chi dice che rappresenti il suo lato femminile (mah! piuttosto credo che Valentina sia, più semplicemente, la donna che avrebbe voluto incontrare o non incontrare). Le sue storie hanno un taglio cinematografico, spesso onirico e psichedelico, ricco di citazioni che vanno dalla storia, all'arte, al fumetto stesso (fantascienza, fantasy, spionaggio e, successivamente, erotismo). Storie dove il reale e l'immaginazione spesso si fondono o si confondono senza mostrare una chiara separazione. Tuttavia Valentina riesce sempre a distinguere, conciliando la propria libertà, emancipazione e fragilità con le sue intime fantasie (e chi non ce l’ha?), e poi è così bella, troppo avvenente e spregiudicata per essere amata dalle donne del suo tempo (e non solo), tristemente invidiose dell’altrui bellezza e incapaci di sana e costruttiva ammirazione!
Contributo Wiki.