martedì 7 luglio 2009

DANCE, DANCE, DANCE

E’ stata la mia amica Nadia a parlarmene per prima (ricordi?), entrambe a Berlino e trovate sotto l’ambasciata italiana (o era ancora consolato?). Da allora la mia limitata e classica conoscenza della danza si è estesa a quella contemporanea e a Pina Bausch, coreografa di sapienti di passi, regista di suoni e testi per raccontare con la danza storie di persone, di vite.
Dal 1973 ha diretto la compagnia Tanztheater di Wuppertal, una cittadina al centro della zona più industrializzata della Germania, alla quale è rimasta saldamente legata, forever. E’ qui che nascono Café Müller, Kontakthof, Arien, La leggenda delle castità, Walzer, Nelken… ma anche Roma la ispira, quando le viene commissionato uno spettacolo in occasione del Giubileo del 2000. Arriva in città, visita il campo nomadi di vicolo Savini e poi quello di Spinaceto e crea O Dido, che guarda l’eterna città dal punto di vista delle comunità ai margini, periferia e testimonianze della storia sono contrapposte e vicine.
Pina Bausch ha espresso in danza il contrasto dell'uomo col suo contesto sociale, ha spinto i danzatori a una espressività diretta e legata alle proprie personali interpretazioni dei sentimenti, ha collegato l’utilizzo del gesto a una molteplicità di materiali scenici di derivazione strettamente teatrale (vedi le sedie del Café Müller) influenzando il teatro (che diventa fisico), la danza contemporanea, ma anche le arti a essa contigue, mutandone gli orizzonti.
“Il mio lavoro è come un unico, grande pezzo, che nasce a partire dalle domande che più ci premono: si esplora, s'interroga, si guarda all'indietro, si riprende il viaggio”.
Bon voyage.
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